Delle cose che ritieni impossibili amane la probabilità
Sono passati due giorni dalla chiusura del percorso di Dance Ability. Due giorni e ancora sento una sfera che si muove a ritmo di musica all’interno delle mie vene. Ogni tanto arriva alla gola lasciando il fiato in pausa e poi riparte. Va in giro e mi tiene sveglie le sensazioni provate. Mi mantiene vigile. Devo vigilare sulla bellezza che ha invaso tutto il gruppo di lavoro per mesi. Non voglio disperderla, non vogliamo disperderla noi dell’associazione. Questo ci siamo detti subito dopo. Il 26 giugno c’era la partita e questo non ha permesso a tutta la cittadinanza di godere di una catarsi. Ho provato rabbia per questa assenza e poi ho capito tutto. Sono state le corsiste a illuminarmi. Mi hanno raccontato meraviglie. Racconti di incontri. Ognuna di loro sta già portando in giro quello che ha imparato. Hanno succhiato tutta la tecnica infilando una cannuccia nel loro corpo e adesso la stanno somministrando in giro, nelle scuole di danza, nei centri diurni, a teatro, a scuola. “La ragazza ha pianto quando facendo perno con il mio corpo le ho fatto fare una piroetta con la sedia a rotelle” , ha pianto di gioia. Anche io ho pianto sul palco con Sofia. Perchè lei, cavolo, rideva così tanto che quella felicità mi ha scossa. Mi ha detto con quel sorriso: -continua mamma! Continuate tutti voi a cercare strade alternative. –



Ho visto persone con disabilità accompagnate dalla grazia di un gesto, da uno sguardo, da una mano poggiata sulla spalla sudata. Ho visto mani e sguardi che indicavano diagonali di luce, punti di fermo, sedie su cui accavallare le gambe. Ho visto le stereotipie confondersi con coreografie e ballerine portare a spalla sedie a rotelle. Ho visto lo sfarfallio delle piccole mani di Sofia trasferirsi in altre mani e da lì mutarsi in farfalle vere. Ho visto un mondo ribaltato. Ci siamo ribaltati tutti, come quando infili la maschera al mare e te ne stai a guardare l’altro mondo al contrario.
E poi a fine serata una bambina ha lasciato la sedia e dalla platea, ha sgambettato fino al palco e si è messa a ballare con la sua terapista. E qui l’acqua mi è entrata in maschera, sono riemersa un attimo e poi di nuovo in apnea. Non sono più arrabbiata. Nessuno di noi lo è. Per la partita dico. Non si può pensare che quello che sia importante per noi lo diventi per tutti. Ognuno trova la sua catarsi a suo modo. Non è importate che mille persone guardino un percorso perché questo esista. Noi de La Casa di Sofia abbiamo dato vita a un piccolo miracolo, siamo stati la pietra nel lago che crea cerchi concentrici, siamo le persone con la maschera in fondo al mare. E credetemi il ritorno è enorme. Non vogliamo più smettere. Mai più.
Da due giorni ci sono in giro 15 persone che potranno dire a chi ostacola il loro percorso: stai zitto e buono tu, zitto! Perchè questo si può fare! Guarda! E mentre lo dicono stanno già danzando.
Sappiate che avete smosso in me un senso di fiducia nel mondo. A volte ne ho bisogno anch’io, di ritrovare il centro e lo scopo. Ringrazio tutti quelli che c’erano, tanti nonostante il caldo e la .. vabbè avete capito… ringrazio Giorgia Panetto e fondazione Megamark, il Teatro Tatà, Angela, Gabriella, Vania, Gabriele, Francesca, Gabriele, Monia, Delia, Sandra,Floriana, Gabriella nitti,Walter Romagnoli, Giovanni Guarino, Mario, Daniele, ringrazio quelli che non c’erano, perchè mi ricordano che la nostra è una missione e si sa che le missioni richiedono uno sforzo dell’animo che non appartiene a tutti.



Io non c’ero quella sera, ero a Verona ma leggendo le tue parole mi è sembrato di essere lì con voi, a contatto con voi e che anche il mio Pietro che cammina in punta di piedi, sfarfalla e urla di continuo abbia partecipato al vostro incredibile spettacolo delle possibilità!