É bellissimo il cielo se lo guardi dal buio

-Che luna che c’è stasera mamma! Sembra giorno, e ci sono tantissime stelle.-

-Eh sì Bruno, è profondo il buio della campagna vero? Così nero che la luna riesci a vederla esattamente com’è, lucente, lo specchio della luce. E tra l’odore degli alberi e il loro parlottare muovendo i rami puoi vedere finalmente il cielo. E’ bellissimo il cielo se lo guardi dal buio.-

Così l’altra sera la passeggiata fino ai cassonetti è diventata metafora.

Siamo andati in bicicletta alle 22,30 nel buio più completo io e Bruno insieme ai miei nipoti, mia sorella e mio cognato. In estate siamo tutti insieme nella nostra casetta in campagna. Sofia dormiva già e di solito a quell’ora i bimbi hanno il naso infilato in un ipad. Invece ieri abbiamo deciso di affrontare una prova di coraggio e varcare il cancello del nulla. La casa dalle finestre di legno è quasi al limitare del bosco e dopo il tramonto la nostra è l’unica luce che si affaccia sulla strada. Come se fossimo in un tempo sospeso, una bolla di luce tra gli alberi. Uscire la notte richiede una scusa. – Dai andiamo tutti a buttare la spazzatura- E così tutti i bambini hanno mollato i loro video e ci hanno accompagnato in bicicletta fino all’angolo della strada, al muretto di villa Dasy che una vita fa apparteneva a mia zia Dina. Abbiamo guardato i disegni del cancello prendere vita sul muro appena illuminati dalla torcia. Poi ci siamo spinti fino alla casa in fondo alla discesa , la casa di Cecilia. Mia sorella si è fermata, i bambini, spavaldi, sono andati avanti seguendo la luce attaccata alla bicicletta di Vittoria. Io li ho seguiti in silenzio. Così ho sentito il primo rumore. Quel fruscio che non è vento su foglie ma corpo tra rami. I folletti. -Bambini aspettatemi!- Ho gridato. Poi di nuovo il rumore. Ho aumentato il passo, il cuore se n’è andato nelle gambe, gambe veloci, piene di paura. Non ho detto niente. Loro, le tre pesti erano già davanti al cancello di Cecilia che se ne stava beata seduta al fresco di una sera d’estate. – Cecilia, Cecilia, siamo usciti di notte!- Non vedevano l’ora di raccontarlo a qualcuno. Anche io non vedevo l’ora di poter scrivere di essere stata per un attimo bambina, di aver provato la stessa identica paura che sentivo quando tornavo la notte in bicicletta a casa. Di aver sentito lo stesso rumore, quello dei folletti. Si lo so, a 46 anni i folletti non esistono. Ma a otto sì, soprattutto se sei in bicicletta con i tuoi cugini che ci credono e che cominciano a pedalare forte, forte, fortissimo perché hanno sentito il rumore. Ecco, io ieri ho avuto otto anni. E quando siamo ritornati indietro verso casa  ne ho avuti dieci, forse quattordici, perché sotto quella luna io ho cominciato a camminarci quarant’anni fa con mia madre e mio padre, mia sorella e tutti i miei zii. Ogni sera si faceva la passeggiata e si cantava Bella ciao, Generale, Guarda che Luna. La strada era buia solo a tratti, interrotta dai fari delle varie ville. Case che non ci sono più, cugini che sono lontani e zii che se ne sono andati troppo presto. Quella luna ieri sera aveva bisogno di un ricordo e lo ha sollevato come fa con il mare. Così mi son messa a cantare Bella Ciao, e anche Vittoria, Bruno e Luca l’hanno cantata. Sotto la luna di una sera d’estate sono stata ancora bambina con i miei bambini, zia con i miei nipoti, mamma con mio figlio, e loro sono stati cugini che cantano insieme. Per un momento ho rivisto la nonna, Pierluigi, Gianfranco Francesco e Niki, zia Dina e zio Giovanni , zia Ersilia e zio Gino, Manrico, Anna, la famiglia Mitolo, gli spagnoli, mamma e papà, tutti gli amici, tutti quei passi su una piccola strada rurale e tutta quella vita che non sa nulla del futuro. Io lì in mezzo con la mia fascia in testa e le scarpe con i buchi non sapevo del mio.

A Bruno racconto sempre di come era questo posto. Di come ero io da bambina. Di quello che facevo. Gli racconto anche di chi non c’è più. -Vedi qui c’era Antonella, io passavo a prenderla e andavamo a giocare.- 

-Adesso dov’è mamma?-

-Si  è sposata credo e non viene più. E qui c’era mia zia Ersilia e i miei cugini, mia zia è volata in cielo e i miei cugini non vengono più, le cose cambiano Bruno, non possiamo restare sempre uguali.( e cerco di convincermene anche io) -adesso tu,  Luca, Sofia, Vittoria e Michela giocate sotto quell’albero e prima ci giocavo io. Vedi questa cicatrice sul ginocchio? Assomiglia alla tua. Anche io cadevo come te, perché mi divertivo tanto-

-E sofia non ha cicatrici mamma però- 

Faccio una pausa nel buio. Ho ancora per un attimo otto anni e non riesco a pensare a Sofia. È doloroso. 

L’unica costante della vita è il cambiamento. Bisogna accettarlo. Ma stasera ho veramente una nostalgia incontrollabile, vorrei proteggermi e proteggerlo dalle luci che si spengono nelle ville. Vorrei che Sofia avesse le ginocchia sbucciate. Vorrei che Vittoria, Luca e Bruno non crescessero, per poter stare con loro su quella strada ancora tanto. Ho paura se mi immagino da sola con Sofia. Desidero che i miei bimbi sperimentino la loro infanzia felice, quella che ti lascia sulla pelle la terra rossa, e nelle narici l’odore della pioggia, nelle orecchie le cicale e negli occhi le stelle troppo stelle.

Voglio troppe cose stanotte. 

Torniamo a casa correndo in bicicletta, è tardi ora si va a nanna. 

Adesso che sono nel mio letto penso che il rumore nel buio non sia opera dei folletti. No! Sono sicura che per un istante siano stati tutti lì, a camminarmi intorno, tutte le persone che hanno riempito la mia vita di bambina. Mi hanno sentita cantare e sono venute tra le foglie e i miei pensieri. Sono venute a darmi forza. A dirmi che in qualche modo quello che è stato mi sorreggerà per quello che sarà. 

Un pensiero su “É bellissimo il cielo se lo guardi dal buio

  1. Eugenio dice:

    Mariangela, che bel racconto il tuo…mi sono ritrovato anch’io in quei luoghi, in quei ricordi, in quelle belle serate trascorse con i tuoi genitori e i tuoi zii…un soffio di vento e tutto è passato.
    Ciò che resta nel ricordo è la bellezza dell’insegnamento ricevuyo. Nella semplicità e autenticità
    dei sentimenti risiede la felicità! Un abbraccio.

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