Tu non mi basti mai

Sofia non dorme. Inutile anche solo scriverlo. Devo resistere. Quasi l’una e ancora non dorme. Mario non c’è. Comincio a non reggere più i ritmi di una neomamma a quasi cinquant’anni. Scricchiolo! Ogni tanto scricchioliamo  anche io e Mario, a questo sto pensando. All’ ultimo mese e mezzo. Non ho avuto tregua tra scuola a distanza e terapie fai da te.Lui sì. Lui è un uomo. Ce l’ho con lui. È palese. Mi si legge sul viso che ce l’ho con lui.Per tutto il viaggio in auto verso Taranto ho continuato ad alimentare il mio astio con mille domande: ma perchè devo star seduta dietro con i bimbi? Perchè lui deve guidare in comodità mentre, tra buche, curve e dossi, io devo cercare panini, farmaci, bavette e giochi sull’ ipad? E perchè devo fare le valigie per tutti? E perchè poi devo mettere in ordine le cose solo io? E perchè non posso tornare a lavorare? Ecco, quanto sono arrabbiata! Questa del lavoro non riesco a mandarla giù. No, non posso tornare a lavorare. Impossibile. Dovremmo pagare almeno tre persone per fare quello che faccio io in un giorno, tra scuola, terapie, medici e cura dei bambini. E infine: lui guadagna di più di me, quindi lui tiene il lavoro e io sto a casa. Questo vuol dire stanchezza, accuse reciproche, discussioni, tristezza, insoddisfazioni. Queste sono le crepe del nostro vaso. Le mie rinunce che cominciano ad avere un peso.Quando si ammala un bambino si soffre insieme, si reagisce insieme, ma la mamma perde il lavoro. Non lo dico io, lo dicono gli esperti, quelli che ci studiano, quelli che studiano i caregiver. Questi esperti dicono anche che una percentuale altissima di papà scappa via lasciando la donna sola. Una donna stanca, senza vita sociale, senza possibilità economiche. Ecco, ce l’ho con lui. Anche se non ha alcuna colpa se non quella di appartenere al genere maschile. Diciamo che nell’ ultimo periodo sono stata un filino intrattabile. Un filino! Quella giusta dose di nitroglicerina utile a far saltare in aria una casa. Per fortuna c’è la radio.Oggi pomeriggio, ormai ieri pomeriggio visto l’orario, guidavo alla ricerca di un vivaio. Mentre aspettavo che un rosso interminabile si trasformasse in un verde libertà, ho acceso la radio. Ho sempre troppo poco tempo a disposizione e l’idea di sprecarlo al semaforo mi provoca ansia da prestazione. Di solito comincio a mangiarmi le unghie, questa volta, invece, ho schiacciato il tasto on. È arrivata così, la canzone. Quella che rimette in ordine i pensieri e le crepe. La canzone che ti fa cercare il telefono tra le mille cose inutili di una borsa. La canzone che ti punzecchia, ti da un unico indizio, ti manda indietro l’orologio, ti stende sul lettino dello psicologo. Eccolo lì il mio Freud: Lucio Dalla che canta “Tu non mi basti mai”! E c’è una sola persona a cui ho pensato: lui! Quello che lavora, privilegiato, ma corre a casa ad aiutarmi, quello che dorme più di me e che mi lascia riposare tutte le volte che può, lasciandomi una tazza di caffè sul comodino. Quello che riesce a farmi sentire bella anche quando lo accolgo in lacrime, con i capelli sporchi, la maglia macchiata e gli occhi stanchi. Lui, l’unico con cui io riesca a litigare sul serio, e tanto, perchè sono esattamente me stessa. Lui che poggia il suo zaino da lavoro, si lava le mani e corre a giocare con Bruno e Sofia. Lui che sa dire scusa, mi dispiace e stronza in una stessa frase, senza mai ferirmi. Insomma…oggi ho comprato piantine sotto un sole troppo forte pensando che, in un mondo maschilista, retrogrado e impreparato a sorreggere una donna come me, l’unico in grado di non lasciarmi la mano sarebbe stato sempre e solo mio marito. L’uomo che aspetto alla sera con il coltello fra i denti rinfacciandogli il minuto di ritardo, ma che Non mi basta mai!

ps: il telefono nella borsa non c’era. Era per terra. Devo ancora dirgli della canzone. Glielo scrivo domani per il suo compleanno.

Per gli appassionati: Sofia è sveglia!

2 pensieri su “Tu non mi basti mai

  1. Anna dice:

    Mariangela, hai ragione! Ma c’è un però. Mario lavora ma è con te. Ci sono tante famiglie che si sfasciano. Normalmente il marito/compagno lascia la mamma da sola con i figli. Voi siete grandi, tutti voi!
    Io invece una vicina della porta accanto che tante volte non riesce a starvi accanto.
    Vi vogliamo molto bene e lo sai!
    Sei un mito e Mario anche.

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