Inside Out

In questi giorni avrei voluto scrivere di tutto. L’estate è un periodo dell’anno che nasconde dietro ad ogni angolo una puntura esistenziale. Vorrei mettere su carta tutti i profumi che sento, tutti i volti che rivedo e gli infiniti salti nel passato. L’estate è anche, purtroppo, quello spazio sul calendario in cui il mio già residuo tempo libero diventa quasi nullo. Senza scuola e centri riabilitativi, senza la baby sitter che conosce Sofia quasi meglio di me, mi resta inevitabilmente solo la notte. E io sono una nottambula! Ma le mille attività della giornata mi consumano e la notte ritorna, in estate, ad essere notte. Specialmente se si è stati al mare con Sofia. Allora per il mio corpo alle 19,00 è già notte. L’altra sera ho preso un unico appunto sul taccuino: INSIDE OUT. Dentro c’era tutto, tutta la rivelazione di un luogo: la villa al mare dei miei suoceri.lLa casa si trova proprio al centro di due stabilimenti balneari più in voga tra i ragazzini dai sette anni in su. E dai vent’anni in su. È un luogo frenetico diverso dalla campagna a cui sono abituata ma soprattutto è un luogo che offre molte attività per bambini. Neanche a dirlo… un posto meraviglioso desiderato e voluto da mia suocera per figli e nipoti. Un luogo che alla diagnosi di Sofia ha cominciato a bruciarmi tra le mani. Io lì ero arrivata la prima volta in sella alla moto del mio ragazzo, Mario. Il tempo di farci la doccia dopo il mare ed eravamo già in giro tra aperitivi sugli scogli e baretti tra la sabbia. La prima estate con Sofia eravamo già lì ad immaginarla alla baby dance del pomeriggio o sul windsurf . Poi si è ammalata e tempo due anni l’accesso al mare dal cancello rosso della villa ci è diventato impossibile. Così mentre tutti gli altri bimbi del vicinato crescevano per la stradina facendo amicizia e imparando a nuotare e poi a ballare, per noi cominciava il giro infinito con l’auto, il ritorno da soli in silenzio,  ascoltando le risate in lontananza di chi può e ti ricorda che tu no, non puoi. Diciamo che abbiamo sofferto. Sì posso dirlo. Nel tempo ce ne siamo fatti una ragione. Poi è arrivato Bruno. Un portento. A tre anni se ne andava in giro per la via del mare, nuotava, si tuffava dagli scogli. Eravamo già proiettati sulla prossima estate quando è arrivato il tumore. L’estate è saltata e quella successiva avevamo due carrozzine da caricare in auto per fare il lungo giro, quello che ti allontana dal mondo intero come te lo eri immaginato. Questo è stato ancora più difficile da accettare. Anche per i nonni che dalla veranda avevano assaporato la manina di Bruno che saluta dal cancello e rincorre la vita con maschera e pinne. Però quest’anno c’è stato INSIDE OUT. Ci abbiamo messo tre anni ma Bruno è tornato. Ci vorrebbe un libro intero per spiegare quello che il tumore provoca a livello emotivo in un bambino. Non si guarisce con la fine delle terapie. All’interno di Bruno è nascosto il bambino che era e quello che può ancora essere. Si è nascosto in un nascondino senza Tana perchè ha paura di essere scoperto in tutta la sua fragilità. La sabbia e il mare sono stati scogli su cui si è infranto il bimbo con la maschera. Si è infranto quello che sarebbe stato se… non lo sapremo mai. Non siamo scappati via per la paura o la rabbia. Ce ne siamo andati al mare con la zia Vera e con papà e Sofia con una fatica indicibile. Poi due giorni fa il tempo di stendere le asciugamani bagnate e lui era fuori in bicicletta alla ricerca di nuovi amici. 

-DOVE VAI?  

– A cercare i bimbi mamma-

 -Da solo?- 

– Si vado da solo!-

Dalla veranda tre bocche spalancate senza fiato : io, Mario e la zia Vera. Lo abbiamo seguito a turno senza farci vedere. Due giorni dopo aveva un corso di canoa e  un gruppo che lo aspettava. Un supergruppo direi perchè non abbiamo dovuto spiegare niente. Bambini con le antenne. Bambini gentili, bambini che aiutano con naturalezza, bambini che arrivano tutti in villa per guardare un film con Bruno. Bambini che guardano inside out mangiando gelato mentre tutti noi ci godiamo lo spettacolo. E’ proprio come nel film, lui sta ricostruendo le sue isole, quella dell’amicizia, della stupidera e quella della famiglia. Tutte quelle sfere di ricordi, che diventano memoria, che diventano inconscio e personalità, tutte quelle sfere se ne vanno in giro al ritmo di Aguas de Marco. Chissà come saranno le isole di Sofia, che intanto dorme beata. Come sarà la sua personalità. Chissà se nel profondo del suo cervello Cocco e Drilli esistono realmente. La sua isola della stupidera è in quella canzone. Anche noi adulti ricostruiamo isole. Quella sera per esempio io ero sulla mia, con una birra Raffo, stesa sulla sdraio con i piedi appoggiati ad un salvagente a forma di fenicottero a guardare ricomparire pezzi di speranza. E mi è subito acceso un ricordo, i versi scritti sul muro di Palermo, io e Mario in moto dodici anni fa, gli amici, la vacanza e una foto con quei versi…

Sono stato felice un’estate

Nè prima nè dopo

Quella estate!

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